E di quella giornata sarebbe valsa la pena di conservare l'odore o
sarebbe andata via e basta, distrattamente come tutte le altre?
Io degli ultimi mesi ricordavo ogni giorno, ogni emozione. Dopo
tutti gli anni passati a sperimentare, anni che si erano inseguiti,
nascosti, aggrovigliati, sovrapposti, finalmente riuscivo a leggere, a
distinguere, a dare peso. Ero sempre vigile, attenta, vitale.
Era merito di Andrea, che mi scorreva nelle vene anche quando
andavo nel mondo senza di lui. A casa, coi figli, in studio, nelle cene
di lavoro, per strada. Anche se non ci vedevamo da giorni avevo la
sensazione costante che ci fossimo appena staccati: sentivo l'eco
dei nostri respiri concitati come alla fine d’una corsa, e nel petto mi
pulsava la voglia di correre ancora. Non era con me ma c’era lo
stesso: la sua voce dentro, le sue mani addosso, il suo fiato sul
collo. E se chiudevo gli occhi c’era ancora di più perché riuscivo a
sentirne lo sguardo, quello in cui mi ero specchiata scoprendo una
nuova me stessa.
La vecchia me, che di tutti gli anni vissuti aveva accettato
l’imbroglio, era rimasta dormiente, si era sempre sbagliata. Perché ci
si può sbagliare a qualunque età: non sono gli anni che passano a
salvarci dagli errori. Semplicemente, i vecchi sbagliano da più
tempo. E io avevo sempre pensato, sbagliandomi, che non si
potesse amare in quel modo, amarsi tanto e “tutti”, in ogni singolo
pezzetto. C’era voluto lui, quel ragazzo, per svegliarmi, fare luce.
Ed ero diventata unica, molteplice, infinita.
E, pur se consapevole che un giorno vicino quella storia sarebbe
finita, ero altrettanto certa che sarebbe rimasta sempre con me.
Come quei sogni bellissimi, tanto intensi che la luce del giorno non
riesce a cancellare, e che la mattina dopo ti lasciano dentro
un’emozione, una dolcezza che permane e che ti porti in giro. Così
lo amavo e vivevo: come un sogno bellissimo che mi sarebbe restato
dentro e che nessun’alba sarebbe stata capace di violare.
Quando arrivai a San Babila, quelli scesi con me, come destati dal
torpore che li aveva resi immobili nel vagone, parevano aver
impostato l'avanti veloce. Mi sorpassavano spediti, diretti verso la
giornata che li attendeva a bocca aperta, come se avessero